20 novembre, 2007
Servi
V-Day2 25 aprile 2008
16 novembre, 2007
Facciamo acqua
A Vagliagli siamo senz'acqua. A novembre e non ad agosto quando sarebbe comprensibile.
Lunedì scorso il Sindaco, insieme ad un responsabile del''acquedotto del Fiora, ha incontrato la popolazione per ascoltare le numerose lamentele e qualche suggerimento. Ha anche detto che la situazione andrà avanti ancora per molti mesi. Probabilmente fino ad agosto 2008 le autobotti continueranno a far su e giù per le strade del chianti. Avete capito bene non c'è bisogno di tornare a leggere. A Vagliagli siamo in una situazione per cui per bere e lavarci abbiamo bisogno delle autobotti. Non siamo collegati all'acquedotto. L'invaso non è più sufficiente a smaltire la richiesta idrica dei vagliaglini che negli ultimi 10 anni sono raddoppiati in numero ed è più che raddoppiata la richiesta di acqua a causa anche dei numerosi Bed & Breakfast che sono sorti. Mi chiedo a cosa pensavano gli amministratori quando hanno autorizzato la costruzione di nuove abitazioni e hanno rilasciato le licenze..
A partire da martedì scorso l'acqua non è mai mancata. Bisognava aspettare la riunione per capire che andava potenziato il numero di autocisterne?
15 novembre, 2007
Su Apmpugnano
Per la prima volta in quarant'anni la classe politica senese si è ritrovata la popolazione contro. Segno che qualcosa non va.
Il video della manifestazione lo si può visualizzare qui
30 ottobre, 2007
Lettera a Beppe Grillo
vorremmo porre alla tua attenzione un problema che ci preme molto. A Siena sta accadendo un fatto “strano”. Nei nostri politici è nata all’improvviso la voglia di volare e di fare aeroporti: siccome abbiamo strade inadeguate per smaltire il flusso di traffico e una ferrovia che nemmeno ai tempi del far west, hanno pensato bene di risolvere il tutto costruendo rotte. Infatti, senza che la cosa trapelasse più di tanto, i cittadini si sono trovati davanti a un fatto compiuto. È successo che gli amministratori dei comuni di Sovicille e Siena assieme a quelli della Provincia, hanno posto le basi per fare di un piccolo scalo aeroportuale, quello di Ampugnano, un aeroporto internazionale.
Devi sapere che Ampugnano si trova in un’area di forte interesse paesaggistico e naturalistico: nel sottosuolo c’è una falda acquifera (principale fonte di approvvigionamento di acqua per i senesi e non solo) che sarebbe irrimediabilmente danneggiata da sostanze tossiche quali gli anticongelanti, gli olii minerali e il kerosene.
La Val di Merse ed il comprensorio limitrofo alla piana di Ampugnano rientrano tra le 20 aree più rappresentative per la tutela della biodiversità dell’ecoregione mediterranea; anche l’economia locale basata sul turismo e sull’agricoltura di qualità, sarebbe irrimediabilmente compromessa dallo sviluppo dell’attuale scalo aeroportuale.
Il principale investitore privato è il fondo di investimenti Galaxy e questo costituisce un forte motivo di preoccupazione. Riporto dal sito del comitato: “Galaxy, che è un fondo internazionale di Private Equity, come tale effettua operazioni di investimento al solo scopo di realizzare guadagno al momento del disinvestimento, vale a dire quando venderà la propria partecipazione ed uscirà dalla società.
E’ fortemente possibile che, se l’aumento di valore della società aeroportuale non si realizzerà, gli accordi fra BMPS e Galaxy prevedano l’accollo del rischio economico sugli attuali soci di Aeroporto di Siena S.p.A., e dunque, fondamentalmente, sull’intera collettività. L’assoluta mancanza di informazioni e segretezza sul tenore di questo accordo fa temere questa ipotesi come la più verosimile, secondo una prassi che purtroppo in Italia trova largo riscontro: mentre l’operazione viene caldeggiata e presentata come un investimento privato in favore del nostro territorio, nella realtà essa si ridurrebbe ad una mera speculazione sulle spalle della collettività senese, che si ritroverebbe non solo con un territorio di pregio come quello di Sovicille gravemente compromesso, ma anche con il pesante carico di conseguenze economiche dovute ad
operazione ad altissimo rischio di investimento destinata con ottime probabilità a
replicare i fallimenti del passato.”
Ad avvalorare quanto detto sopra è da considerare che la gestione dell’attuale CdA dell’Aeroporto di Siena SPA è stata fallimentare, motivo per cui ne abbiamo chiesto le dimissioni con un comunicato stampa. Per ora sono saldamente incollati alle poltrone.
Da oltre due mesi è nato un comitato spontaneo contro l’ampliamento, fatto di centinaia di cittadini che si ritrova tutte le sere e che sta facendo un lavoro enorme: dalla sensibilizzazione dell’opinione pubblica all’informazione vera sugli sviluppi dell’accordo e sui rischi che potrebbero derivare dall’attuazione del progetto. Per dare maggiore incisività alla lotta, per portare il problema all’attenzione della stampa nazionale e per coinvolgere il più possibile quanti sono vittime della disinformazione, il comitato ha indetto per il 10 novembre prossimo, una manifestazione alla quale hanno aderito già numerose associazioni, tra cui la nostra, le
liste civiche e tutta la società civile.
Il comitato, come puoi immaginare, non trova spazio adeguato sulla stampa asservita ai poteri locali ed è ostacolato dai poteri forti, gli stessi che hanno tentato di censurarci in occasione della tappa senese del tuo spettacolo “Reset” che hai tenuto lo scorso marzo.
A proposito, il video che abbiamo prodotto in quella occasione si è rivelato profetico: proprio sabato scorso l’On. Pierferdinando Casini e Azzurra Caltagirone si sono sposati a Siena con rito civile officiato dal diessino Sindaco Maurizio Cenni.
Il forte interesse politico che sussiste nel progetto dell’ampliamento, ha fatto si che nessun politico locale abbia avuto qualcosa da ridire quando in occasione di un’assemblea pubblica che si è tenuta lo scorso 18 ottobre, un rappresentante dei vertici di Galaxy, la signora Namblard, ha fatto capire che niente gli avrebbe fermati e che se ci fosse stato bisogno, si sarebbero comportati come in Portogallo dove per far tacere e per
sgombrare i dimostranti è intervenuto l’esercito.
Gli amministratori per convincere l’opinione pubblica puntano al potenziale sviluppo
economico che verrebbe dall’ampliamento dello scalo. Dimenticano però di valutare i
rischi per la salute pubblica e i deficit cui andrà incontro la gestione e che saremo
costretti a ripianare con i nostri soldi. Perché di questo si tratterà: il bacino di utenza è
molto limitato, circa 250.000 residenti e Siena non ha la capacità ricettiva per sostenere l’affluenza che loro sperano di avere con l’aeroporto.
Siamo di fronte all’ennesimo caso di sperpero di denaro pubblico per finalità che non collimano con l’interesse della collettività.
Antonio Giudilli
Associazione Grilli Parlanti - Siena
21 gennaio, 2007
no park? no car!
Siena è stata la prima città in Italia ad istituire la zona a traffico limitato. Potrebbe ripetersi e diventare la prima città in Italia a promuovere il “no car park zone”. Il traffico è aumentato notevolmente negli ultimi anni e la viabilità ne risente facendo aumentare i tempi di percorrenza per gli automobilisti e per gli autobus. Una città con la conformazione urbanistica come Siena non può prescindere da una scelta che ormai è obbligata: la graduale riduzione dei parcheggi con il contestuale aumento della tariffa oraria seguito dalla totale gratuità del trasporto pubblico. In questo modo l’automobilista sarà scoraggiato a utilizzare l’automobile, e nel caso lo faccia pagherà finalmente il costo di produzione dell’inquinamento: attualmente l’automobilista non sostiene i costi per la produzione dei fumi di scarico. I costi in esame sono attualmente a carico della società e quindi sono a carico anche di chi non utilizza l’automobile. Gli economisti definiscono il fenomeno con il termine di esternalità negativa. Se non ricordo male la “tariffazione” contribuisce per il 15% circa alla copertura dei costi, il resto è a carico dell’amministrazione pubblica che ripiana la differenza. Quel 15% può essere recuperato dalla riduzione dei costi per la pavimentazione delle strade, (essendoci meno traffico ci sarà meno bisogno di manutenzione); dall’aumento delle tariffe orarie dei parcheggi esistenti; dal minore costo sociale delle conseguenze dell’inquinamento; dalla riqualificazione urbana di una parte dei parcheggi esistenti che una volta realizzato lo scenario saranno in soprannumero ecc. ecc.
03 febbraio, 2006
ad personam

Michele Santoro? Troppo scomodo, grazie!
Che vergogna!
Michele Santoro sarebbe dovuto tornare in televisione ad inizio Marzo, per cominciare il suo nuovo programma.
Qualcuno ha pensato bene che un personaggio così scomodo non potesse rompere le uova nel paniere proprio durante il rush finale della campagna elettorale, quando i partiti cercano disperatamente di accaparrarsi i voti degli ultimi indecisi.
E cosi la "Casa delle Libertà" (nome che si rivela ogni giorno più ridicolo!) ha approvato un emendamento che impedisce a Michele Santoro di condurre una trasmissione durante il periodo della in campagna elettorale. Il riferimento al conduttore di Sciuscià non è esplicito, ma di "persone che hanno ricoperto un ruolo politico nell'ultimo anno" (come dice il testo dell'emendamento) e che dovevano condurre un programma televisivo nei prossimi mesi, c'era solo lui!
Una vergogna perchè è una legge ad personam (oltretutto contro!), come le leggi non dovrebbero mai essere.
Una vergogna perchè è un atto punitivo, sulla falsariga del "diktat bulgaro".
Una vergogna perchè Santoro è un giornalista che merita rispetto e ha condotto alcuni dei migliori programmi di politica e attualità finchè ha potuto lavorare.
Una vergogna perchè si fonda sulla paura del centrodestra di non riuscire a controllare completamente i mass media durante la campagna elettorale.
Una vergogna perchè approvata negli ultimi giorni di vita di questo governo, quando le priorità dovrebbero essere ben altre!
31 gennaio, 2006
Allarme Gas?
L'allarme gas causato dalla riduzione delle forniture russe è l'argomento di punta di questa settimana sui giornali e sulle televisioni italiane.
Il picco più alto è stato martedì sera, con lo show a reti unificate. Ha iniziato La7 con Otto e Mezzo, ed è cominciata la saga delle cifre che preannunciano la catastrofe. L'aministratore delegato dell'Eni, Scaroni (ospite in studio) ha detto che la societa' importa gas metano per il 27 per cento circa dalla Russia, una cifra equivalente dall'Algeria (e siamo al 54) poi c'è un 10 per cento di produzione interna più un 5 per cento dal rigassificatore in Liguria, il resto arriva dai gasdotti dalla Libia, dalla Norvegia e dall'Olanda.
Il consumo giornaliero in Italia è di circa 400 milioni di metri cubi (e questo sarà l'unico dato sempre confermato nel corso della serata), quindi siamo in crisi e rischiamo di intaccare seriamente le scorte ( e qui ognuno nel corso della serata porterà le sue cifre) se la crisi Russa proseguirà. Scaroni dice su La7 che la Russia ogni giorno ci taglia dai 3 ai 6 milioni di metri cubi. Per uscire dalla crisi, sostiene, dobbiamo differenziare le fonti di rifornimento e costruire i rigassificatori che ci consentirebbero di portare il gas con navi metaniere anche dalla Nigeria o dall'Indonesia.
In ogni caso - ha continuato l'amministratore dell'Eni - bene ha fatto il Governo a prendere misure come l'abbassamento di un grado dei riscaldamenti domestici, che consentirà il risparmio di 20 milioni di metri cubi al giorno di gas. (più tardi a Ballarò su Rai Tre il Ministro Scajola dirà che questa misura consentirà un risparmio giornaliero di solo 5-10 milioni di mc. Scaroni ospite anche lì non contesterà questa cifra).
La soluzione di tutti i problemi sono i rigassificatori sostiene Scaroni, dobbiamo farli, i cittadini e le istituzioni locali, che ovunque si oppongo non si rendono conto dei guai che causano al Paese.
Ore 21.10 parte Ballarò su Rai Tre, ancora allarme gas, ancora rigassificatori come soluzione del problema, ma le cifre cambiano.
Scajola parte in quarta e dice che in questo momento ci vengono tagliati 140 milioni di metri cubi al giorno di metano (nessuno in studio ricorda la cifra di 3 - 6 milioni citata a Otto e mezza pochi minuti prima). Questo taglio comporterà un forte intaccamento delle scorte e, secondo il ministro, rischiamo per metà febbraio di rimanere senza gas. Ma grazie ai provvedimenti del Governo riusciremo a farcela, rassicura Scajola. Il grado di riscaldamento di cui si parlava prima e l'uso dell'olio combustibile per le centrali elettriche al posto del gas, più la riattivazione di due centrali ad olio ferme da due anni perché "inquinavano troppo" secondo le stime del Ministro porteranno ad un risparmio totale come già detto di 5-10 milioni di metri cubi sul riscaldamento e circa 25 milioni al giorno sulle centrali. Totale 30-35 milioni.
A quel punto un'unica domanda seria l'ha fatta Fausto Bertinotti: quanto di questo gas viene rivenduto all'estero dall'Eni? L'imbarazzo di Scaroni è stato evidente: ha ammesso che l'Eni vende a Francia e Germania, e che ci sono altri contratti che riguardano l'esportazione di energia elettrica prodotta con il gas. La soluzione è ancora una volta aumentare la produzione, e tornano i rigassificatori.
Scajola aggiunge anche i "lievi rincari nelle bollette" per completare il quadro.
Allora, ricapitoliamo:
1. Attualmente tutto compreso consumi domestici, esportazioni, uso industriale, produzione di elettricità per uso interno ed esportazione fa 400 milioni di metri cubi al giorno di consumi (Eni e ministero sono d'accordo).
2. Ogni giorno la Russia ci taglia 3- 6 milioni di metri cubi di gas
3. Il governo con i suoi provvedimenti, dice che risparmieremo 30-35 milioni di metri cubi al giorno, cioè molto più di quello che servirebbe.
4. I costi dei "risparmi" ricadono tutti sui cittadini: meno riscaldamento, "lievi rincari nelle bollette" e maggior inquinamento per l'uso degli olii combustibili.
Conclusione costruiamo i rigassificatori e staremo tutti meglio.
Ma i conti non tornano. Si è creato un allarmismo ingiustificato sul gas, che ricade tutto sui cittadini, perché qualcuno ha fatto male i suoi conti e qualcun altro sta lucrando o vuole lucrare.
In Italia non manca il gas per uso interno, manca il gas per le esportazioni, che grandi utili fruttano agli operatori, principalmente all'Eni.
Quanto ai rigassificatori, a chi e a cosa servono? Non sicuramente al Paese che ha gas più che sufficiente per i suoi consumi interni, servono ad alimentare il business della liberalizzazione del mercato energetico europeo .
Qualcuno ieri sera ha evocato la TAV facendo una similitudine con i rigassificatori. In entrambi i casi i cittadini e le istituzioni locali che si oppongono, si dice, bloccano il progresso e antepongono gli interessi particolari a quello generale del paese.
Siamo sicuri che siano proprio i cittadini a fare un interesse diverso da quello del paese? Come per la Tav, anche i rigassificatori serviranno di più alle grandi imprese, in questo caso la più grande, l'Eni, per continuare a distribuire profitti agli azionisti.
Tratto da un articolo di Edo Dominci del 26 gennaio 2006, pubblicato sul settimanale Carta.